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Il 2020 in numeri

Sono stati 384 i provvedimenti interdittivi antimafia emessi dalle prefetture nel I semestre 2020 e comunicati all’Osservatorio centrale appalti pubblici della Dia, considerati strumento di protezione sociale per contrastare le infiltrazioni mafiosi nel tessuto produttivo.

Il Coronavirus come un'occasione

In generale, dalla relazione della Dia emerge come comune denominatore la capacità delle grandi organizzazioni criminali di sfruttare una situazione imprevedibile come la pandemia da Coronavirus nonostante il lockdown e i suoi riflessi negativi sulle attività criminali tipicamente legate al controllo dei territori, come lo spaccio di droga o l'estorsione. Le mafie hanno cambiato strategia, operando in forma imprenditoriale per entrare sia negli appalti pubblici che nel tessuto economico produttivo rilevando imprese e attività in difficoltà per la crisi.


Operazioni sospette

Una propensione evidente anche dal numero di segnalazioni di operazioni sospette (Sos); 88.101 al 30 ottobre 2020 secondo i dati del sistema applicativo ELIOS della Dia, 1.583 delle quali connesse all’emergenza sanitaria Covid-19, rispetto alle 86.149 nello stesso periodo 2019. Un aumento lieve che diventa significativo se letto alla luce del fermo attività imposto dal lockdown.


I sequestri

Tra i dati dell'attività preventiva quelli sui sequestri di patrimoni illeciti alle mafie su input della Dia e delle procure:

  • 'ndrangheta: 12.251.322,49 euro di beni sequestrati, 6.309.979 euro confiscati

  • Cosa nostra: 61.762.000 euro sequestrati, 20.247.100 euro confiscati

  • camorra: 2.350.000 euro sequestrati, 14.862.905,81 euro confiscati

  • criminalità pugliese e lucana: 2.070.000 euro sequestrati, 611.115.71 euro confiscati.

Le grandi organizzazioni criminali hanno saputo sfruttare una situazione imprevedibile come la pandemia.

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